Difesa dell’allegria

May 21st, 2009

Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive

difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo stupore e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi

difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli arresti cardiaci
dalle endemie e dalle accademie

difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalle oppressioni
dall’obbligo di essere allegri

difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dal sudiciume
dalla famosa patina del tempo
dalla trascuratezza e dall’opportunismo
dai ruffiani della risata

difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle compassioni
dal caso
e anche dall’allegria

Mario Benedetti

In bicicletta fino al mare e seduto sulla banchina sento il sole tramontare sulla mia pelle mentre leggo le ultime 10 pagine

May 15th, 2009

Un pò di acquisti e di letture degli ultimi mesi, lo so, sono un compratore e lettore compulsivo, ma bisogna fare presto se prima di morire vogliamo conoscere tutto, vogliamo sapere tutto o almeno un pò di più di adesso, il tempo è poco, i libri, sono tanti.

Febbraio - Marzo:

  • I 36 stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese per trionfare in ogni campo della vita quotidiana - Magi Gianluca
  • Come diventare un Buddha in cinque settimane - Giacobbe Giulio C.
  • L’ equazione impossibile. Come un genio della matematica ha scoperto il linguaggio della simmetria - Livio Mario
  • L’ultimo teorema di Fermat - Singh Simon
  • Una vita inimitabile. 101 semplici strategie per un’esistenza ricca di significato - Robin Sharma

Aprile:

  • Brain Rules: 12 Principles for Surviving and Thriving at Work, Home, and School - John Medina
  • Nevica sull’Isola di Baro - Corrado Sobrero
  • Pensieri - Marco Aurelio
  • Il monaco che vendette la sua Ferrari - Robin Sharma
  • La linea d’ombra - Conrad Joseph
  • Shakespeare scriveva per soldi. Diario di un lettore - Nick Hornby
  • Come un romanzo - Daniel Pennac

Che cosa mi ha portato alla scelta di questi libri? Mi piace pensare che non siamo noi a scegliere i libri ma che siano loro a sceglierci, in qualche modo, che sappiano trovare il momento, che sappiano attendere quando è il loro turno. Tutte queste letture sono state partorite seguendo strade tortuose alle volte, molto semplici altre. Appunti in una agenda, consigli su blog, recensioni su ritagli di giornali, alla radio, spesso citazioni negli stessi libri o degli stessi autori. Per esempio leggendo Hornby che leggeva Come un romanzo di Pennac mi ha incuriosito, così come leggendo vari blog mi ha incuriosito la visione di Sharma di cui ho comprato due libri che mi hanno portato a loro volta ad interessarmi a Marco Aurelio così come alle biografie e le vicissitudini di personaggi storici come nel caso di Fermat, e cos’ via. Quasi sempre c’è un senso alla mie letture, c’è un senso anche nel leggere 10 pagine e lasciare un libro fermo per mesi e poi riprenderlo e finirlo in un giorno, avvalendomi comunque di uno dei diritti imprescindibili del lettore secondo Pennac:

  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire un libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. Il diritto al bovarismo
  7. Il diritto di leggere ovunque
  8. Il diritto di spizzicare
  9. Il diritto di leggere ad alta voce
  10. Il diritto di tacere

Questa E’ Civiltà

May 7th, 2009

Hoy mi Gobierno somete definitivamente a la aprobación de la Cámara el Proyecto de Ley por el que se modifica el Código Civil en materia de derecho a contraer matrimonio en estricto cumplimiento de un compromiso electoral ante la ciudadanía y ante esta Cámara.

Reconocemos hoy en España el derecho de las personas a contraer matrimonio con otras de su mismo sexo. Antes que nosotros lo hicieron Bélgica y Holanda, y antesdeayer lo reconoció Canadá. No hemos sido los primeros, pero tengo por seguro que no seremos los últimos. Detrás vendrán otros muchos países impulsados, Señorías, por dos fuerzas imparables: la libertad y la igualdad.

Se trata de un pequeño cambio en el texto legal: se agrega apenas un escueto párrafo en el que se establece que el matrimonio tendrá los mismos requisitos y los mismos efectos cuando los contrayentes sean del mismo o de diferente sexo; un pequeño cambio en la letra que acarrea un cambio inmenso en las vidas de miles de compatriotas.

No estamos legislando, Señorías, para gentes remotas y extrañas. Estamos ampliando las oportunidades de felicidad para nuestros vecinos, para nuestros compañeros de trabajo, para nuestros amigos y para nuestros familiares, y a la vez estamos construyendo un país más decente, porque una sociedad decente es aquella que no humilla a sus miembros.

En un poema titulado “La familia” nuestro Luis Cernuda se lamentaba:

“Cómo se engaña el hombre y cuán en vano
Da reglas que prohíben y condenan.”

Hoy la sociedad española da una respuesta a un grupo de personas que durante años han sido humilladas, cuyos derechos han sido ignorados, cuya dignidad ha sido ofendida, su identidad negada y su libertad reprimida. Hoy la sociedad española les devuelve el respeto que merecen, reconoce sus derechos, restaura su dignidad, afirma su identidad y restituye su libertad.

Es verdad que son tan sólo una minoría; pero su triunfo es el triunfo de todos. También aunque aún lo ignoren, es el triunfo de quienes se oponen a esta ley, porque es el triunfo de la libertad. Su victoria nos hace mejores a todos, hace mejor a nuestra sociedad.

Señorías, No hay agresión ninguna al matrimonio ni a la familia en la posibilidad de que dos personas del mismo sexo se casen. Más bien al contrario, lo que hay es cauce para realizar la pretensión que tienen esas personas de ordenar sus vidas con arreglo a las normas y exigencias del matrimonio y de la familia. No hay una conculcación de la institución matrimonial, sino justamente lo opuesto: valoración y reconocimiento del matrimonio.

Soy consciente de que algunas personas e instituciones están en profundo desacuerdo con este cambio legal. Deseo expresarles que, como otras reformas que la precedieron, esta ley no engendrará ningún mal, que su única consecuencia será el ahorro de sufrimiento inútil de seres humanos. Y una sociedad que ahorra sufrimiento inútil a sus miembros es una sociedad mejor.

En todo caso, manifiesto mi profundo respeto a esas personas y a esas instituciones, y quiero pedir además a todos quienes apoyan esta Ley ese mismo respeto. A los homosexuales, que han soportado en carne propia el escarnio y la afrenta durante años, les pido que al valor demostrado en la lucha por sus derechos sumen ahora el ejemplo de la generosidad y expresen su alegría con respeto a todas las creencias.

Con la aprobación de este Proyecto de Ley nuestro país da un paso más en el camino de libertad y tolerancia que inició en la Transición democrática. Nuestros hijos nos mirarían con incredulidad si les relatamos que no hace tanto tiempo sus madres tenían menos derechos que sus padres y si les contamos que las personas debían seguir unidas en matrimonio, aún por encima de su voluntad, cuando ya no eran capaces de convivir. Hoy podemos ofrecerles una hermosa lección: cada derecho conquistado, cada libertad alcanzada ha sido el fruto del esfuerzo y del sacrificio de muchas personas que hoy debemos reconocer y enorgullecernos de ello.

Hoy demostramos con esta Ley que las sociedades pueden hacerse mejores a sí mismas y que pueden ensanchar las fronteras de la tolerancia y hacer retroceder el espacio de la humillación y la infelicidad. Hoy, para muchos, llega aquel día que evocó Kavafis hace un siglo:

“Más tarde decía en la sociedad más perfecta
algún otro, hecho como yo,
ciertamente surgirá y actuará libremente.

Tre passi avanti, uno indietro per umilità.

April 20th, 2009

In una stanza piena di libri e oggetti sparsi in terra e in ognidove guardo pensieroso il monitor del computer, scrivo questo post mentre ascolto Chet Baker, masterizzo un Dvd, strutturo un sito web, parlo con amici su gtalk.
Mi sento sperso stasera.
Periodo di gravi difficoltà per me, sommerso dagli impegni e dalla miriade di attività in cui sono impegnato vacillo, barcollo, tendenzialmente sto perdendo un po’ dell’equilibrio raggiunto con fatica.
Mi accorgo che non è il modo di gestire le singole cose che è sbagliato, sto sbagliando a inserire troppe attività in troppo poco tempo. Compro più libri al mese di quanti riesco a smaltirne, voglio seguire più cose di quanto le mie braccia possono raccogliere. Prentendo di andare oltre il tempo che mi è stato concesso.
E tutto questo perchè c’è talmente tanta vita dentro di me che devo incanalare, e altrettanta che si vuole esprimere. Pablo Neruda ha espresso in maniera stupenda tutto l’ardore di vivere in questa frase in cui mi riconosco completamente:

Sono onnivoro di sentimenti, di esseri, di libri, di avvenimenti e di battaglie. Mi mangerei tutta la terra. Mi berrei tutto il mare.

Sono le 22.10 e vorrei che fossero almeno ancora le 20. Ecco che cerco di stabilire delle priorità, delle precedenze, cerco ed accetto con fatica e quasi con rabbia di mettere in attesa dei progetti a discapito con altri, cerco la serenità in tutto questo che tarda ad arrivare, mi sento molto poco ‘zen’ in questo momento, e ci devo convivere, ne devo uscire.
Tra un po’ andrò a letto, e dopo aver letto un pò spegnerò la luce sperando che la notte serva a maturare strategie nuove, che mi serva a ritrovare quell’energia di cui oggi ho veramente bisogno.

Shakespeare scriveva per soldi

April 16th, 2009

Per fortuna che leggo i giornali, perchè mi stavo perdendo l’ultimo libro di Nick Hornby, “Shakespeare scriveva per soldi”, dopo “Una vita da lettore”, un’altro viaggio nel mondo dei libri e nella vita di uno scrittore.
Sono soltanto a pagina 70 e già mi piace come al solito..quindi, ovviamente, ve lo consiglio. Mi piace il modo in cui Hornby affronta la lettura, e il suo non essere spocchioso, ma anzi, essere sempre in qualche maniera sincero, un inno quasi alla ‘normalità’, a non mettersi mai su di un piedistallo e neanche sopra ad una sedia.

La descrizione:

Il diario di un lettore molto speciale. Un viaggio tra gli scaffali di una meravigliosa libreria virtuale guidati per mano da Nick Hornby — Una lettura tira l’altra, almeno secondo Nick Hornby, che ancora una volta ci guida tra gli scaffali della sua personalissima biblioteca, dispensando con tono cordiale dubbi, consigli e confidenze. Ci sono classici e novità, opere di amici e di esordienti, alcuni volumi acquistati e poi subito riposti in un canto, ma soprattutto libri letti, divorati o lasciati a metà, magari ripresi o abbandonati per sempre. Nel suo nuovo diario di letture Hornby non segue un copione prestabilito. In accordo con la sua idea di letteratura, si lascia guidare da passioni ed entusiasmi profondamente radicati nella vita, senza badare ai pareri della critica ufficiale. La sensazione che un romanzo sia claustrofobico,un prolungato disagio, così come pregiudizi e irragionevoli moti dell’animo, possono determinare l’interruzione di una lettura, ma in questo non c’è nulla di male, «altrimenti finiremmo sommersi dai libri». Così si passa da un saggio su Shakespeare a un graphic novel, da Henry Miller alla letteratura per l’infanzia e ai libri per gli adolescenti, un genere, quest’ultimo, di cui Hornby si è recentemente infatuato. Non manca una parte dedicata ai film, sempre visti con l’occhio dello scrittore appassionato di storie mai banali, specie se ruotano attorno alla vita di un genio della musica come Bob Dylan. E durante i Mondiali di calcio, per guardare ogni giorno le partite assieme ai suoi amici e fare qualche scommessa via Internet, Hornby riesce persino a passare un mese senza libri. Per poi rituffarvisi subito.

Un brano tratto dal libro:

Il problema della lettura è che non finisce mai. L’ altro giorno ero in una libreria a sfogliare un volume che si intitolava più o meno I 1001 libri da leggere prima di morire (e, senza far nomi, devo dire che il compito imposto dal titolo è impossibile per definizione, visto che almeno quattrocento dei libri indicati ucciderebbero comunque), ma da lettura nasce lettura - è proprio questo il punto, no? - e uno che non devia mai da un elenco prestabilito di libri è già intellettualmente morto. Pensiamo ai guai in cui mi hanno messo i saggi di Orwell. Anzitutto c’ è la sua estesa e interessante riflessione su Tropico del Cancro di Henry Miller, un romanzo che, lo confesso, avevo liquidato come robaccia datata; George mi ha persuaso del contrario, così l’ ho comprato. Poi, parlando dei saggi di Orwell con un amico, sono venuto a conoscenza dello strabiliante Napoli ‘ 44 di Norman Lewis, un libro che, come mi pareva suggerire il venerabile amico, poteva tener testa come minimo a qualsiasi saggio orwelliano. (Ma sì, perché fare il timido? Il venerabile amico era Stephen Frears, tuttora meglio conosciuto, mi piace pensare, come regista di Alta fedeltà, oltre a essere fonte infinita di buoni consigli di lettura). Credo che abbia ragione. Il problema dei saggi di Orwell è che oggi sono quasi tutti assolutamente inutilizzabili - e da quando ho cominciato a tenere questa rubrica, è forse la prima volta che non riesco a immaginare un qualsiasi americano di mia conoscenza avventurarsi nella lettura di un libro che ho letto. (…) Se vogliamo fare a Orwell la gentilezza di trattarlo da scrittore contemporaneo, uno le cui osservazioni hanno un senso per noi oggi come nel 1940, l’ ultima frase non può che suscitare ilarità: quanti diciassettenni geniali conoscete che possano aver dato un’ occhiata a Un ragazzo dello Shropshire e averlo trovato «di superficiale efficacia»? Così Orwell, anche quando parla di cose che sa che non sono durate nel tempo, non riescea prevederne la scomparsa assoluta, completa, dalla scena culturale. Come faceva a sapere che il diciassettenne medio avrebbe avuto più probabilità di assaggiare un rene di sua sorella che la poesia di Housman? Non era colpa sua. Mica sapeva che sarebbe arrivato 50 Cent. In un saggio dal titolo Ricordi di libreria, sulla sua esperienza lavorativa in un negozio di libri di seconda mano, Orwell osserva che i tre autori più venduti durante il suo periodo di servizio erano Ethel M. Dell, Warwick Deeping e Jeffrey Farnol. «Ovviamentea leggerei romanzi della Dell sono esclusivamente donne» - be’ , certo, lo sapevamo tutti - «ma donne di ogni tipo e di ogni età, e non soltanto, come ci si aspetterebbe, malinconiche zitelle e le grasse mogli dei tabaccai». Ah, che tempi quelli in cui i romanzieri di successo potevano contare sulle grasse mogli dei tabaccai per la metà dei loro introiti. Oggi i tempi sono molto più duri (e più magri). Quante volte avrei voluto dire alle mogli taglia zero dei tabaccai che non li volevo, i loro soldi schifosi, e purtroppo ho dovuto tener chiusa la bocca perché ho una famiglia numerosa da mantenere. Una delle frasi più sconcertanti, però, la troviamo in Dentro la balena, il lungo saggio sullo stato della letteratura, pubblicato per la prima volta nel 1940, che comincia con la critica di Henry Miller. «Dire “accetto” in un’ epoca come la nostra equivale a dire che si accettano i campi di concentramento, gli sfollagente, Hitler, Stalin, le bombe, gli aeroplani, il cibo in scatola, le mitragliatrici, i colpi di Stato, le epurazioni, gli slogan, il sistema Bedaux, le maschere antigas, i sottomarini, le spie, gli agenti provocatori, la censura sulla stampa, le prigioni segrete, l’ aspirina, i film di Hollywood e gli assassini politici». Non si possono accettare, per esempio, il cibo in scatola, i film di Hollywood e l’ aspirina senza accettare Stalin e Hitler? Mi sa che io sono uno di quei codardi che avrebbero invaso prontamente la Polonia, se quello era un modo per procurarsi un paio di pastiglie per alleviare gli strascichi di una sbornia. E che c’ è di male nel cibo in scatola, sul quale quei ragazzi là insistevano tanto? (Ricordate la poesia Slough, di John Betjeman? «Venite, bombe, e fate a pezzi / quei freschi spacci illuminati / carne, latte, frutta, ortaggi / mente, fiato, tutto inscatolato». Certo, è vero che la frutta fresca è più sana. Ma voglio sperare che, con il beneficio del senno di poi, Orwell, Betjeman e compagnia bella riconoscerebbero che Bergen-Belsene le epurazioni stanno ben più in alto di un bel barattolo di pesche sciroppate nella lista degli orrori di metà Novecento. (…) Alcune frasi invece sono geniali. Sentite questa, tratta dal suo saggio su Dickens: «Al romanziere di successo, la gente chiede una sola cosa: che continui a scrivere e riscrivere sempre lo stesso libro, dimenticando che chi scrivesse due volte lo stesso libro non saprebbe scriverlo nemmeno una volta». Copyright @ Nick Hornby 2009 @ 2009 Ugo Guanda Editore S. p. A., Viale Solferino 28, Parma Gruppo editoriale Mauri Spagnol Traduzione di Silvia Piraccini - NICK HORNBY

Spring Time [3a e 4a Settimana]

March 30th, 2009

La terza e la quarta settimana non sono state eccezionali, settimane un po’ pesanti, con condizione fisica non perfetta, il meteo non ha aiutato ma non voglio farmene scudo. Non è andata come volevo e come speravo, sono calato di poco nella terza settimana e ho ripreso un poco nella quarta.
L’obiettivo di correre 12 volte in 4 settimane invece l’ho centrato con qualche giorno di anticipo.
La morale per me è, “impegnati di più la prossima volta, e non accampare scuse del tempo, della condizione fisica, dei pensieri e di altre menate, sarai sempre in ogni momento quello che pensi di essere”.

Viaggiare e non partire

March 23rd, 2009

Un libro che ho letto in questi giorni e che mi sento fortemente di consigliare:

Si può viaggiare in tanti modi: c’è chi viaggia sempre e non parte mai; c’è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare; c’è chi parte e viaggia e c’è chi non parte e non viaggia. Viaggiare e non partire è dedicato a tutti coloro che viaggiano, fisicamente o solo con la fantasia. Un libro in cui si trovano consigli, riflessioni, massime, esperienze dei viaggi più disparati. Ma anche una bibliografia – poco ragionata – sui libri dei grandi travellers. E inoltre interviste ad antropologi, esploratori, mitici viaggiatori come Fosco Maraini. E infine, un manuale sul dove, come, con chi viaggiare (o non viaggiare). Andrea Bocconi non ci conduce solo nel mondo del viaggio: ci trasmette la sua passione, la sua etica ed estetica del viaggio, lui che si definisce «un viaggiatore per niente pentito».

“Un libro intrigante e godibile, un affascinante ‘viaggio nel viaggiare’.” (Tiziano Terzani)

Un brano:
“«Non si sta bene che altrove» ha detto qualcuno: è un programma, una dichiarazione di fede o di sfiducia. Da sempre anime inquiete trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra a frequenze inconsuete. L’inaspettato, lo sperdersi, ci fa sentire più vivi, attiva i sensi, sconquassa i pregiudizi. Lo spaesamento rompe gli schemi mentali in cui incaselliamo il mondo…
Si incontrano nuovi odori, nuovi sapori, cambiano le regole del gioco. Dobbiamo imparare molto, nulla è più scontato, neppure prendere un autobus o ordinare un piatto al ristorante. Nessuno ci conosce, nessuno connette il nostro volto a una storia, a un nome. La vecchia identità non funziona più, veniamo visti e guardati in modo nuovo, vediamo e guardiamo in modo nuovo.
Può essere un momento per cercare un io più vero, più profondo, oltre i trucchi e le convenzioni. Oppure possiamo provare trucchi diversi, altre maschere, e in una libertà eccitante ben al di là di ogni carnevale esplorare altre vite possibili.”

improbabili pensieri del 2009-03-18

March 18th, 2009
  • tra poco si va a pranzo! #
  • sgomma a pranzo! #
  • torna a lavoro con una banana nella tasca della giacca e si rimette all’opera! #

improbabili pensieri del 2009-03-17

March 17th, 2009
  • ok cancelliamo le ultime 2 ore e riniziamo bene la giornata! #
  • Marasma!! #

improbabili pensieri del 2009-03-15

March 15th, 2009
  • dove eravamo rimasti? #