GTD e lo Zen (Pensieri Sparsi)

November 16th, 2008

E’ da tanto che mi chiedo come possano convivere lo zen con l’efficacia personale, qui entriamo in un campo molto vasto e forse troppo eterogeneo, perchè per efficacia personale intendo sia l’organizzazione sia la crescita personale, la motivazione, l’autostima, l’autodeterminazione, la gestione del tempo.
Il mio interesse gravita da tempo attorno a questi argomenti, mosso da prima dal desiderio personale di migliorare me stesso e liberarmi da un pesante problema di procrastinazione, poi dal desiderio di conoscenza, di andare un po’ oltre.
Prendo come esempio il GTD perchè è l’ultimo argomento a cui mi sto avvicinando anche se forse è quello crea meno attrito con lo zen e versioni concettualmente zen sono state introdotte, vedi Zen To Done.
Intanto GTD sta per Getting Things Done, ovvero “far sì che le cose siano fatte”, il concetto è espresso nel libro di David Allen dall’omonimo libro e di base dobrebbe essere considerato uno strumento che permette di sgombrare la mente da una miriade di informazioni aggregate per registrarle da altre parti per essere pronti a passare all’azione ed essere più efficienti. Comunque non vorrei soffermarmi tanto su come funziona, se siete curiosi su internet si trova di tutto su quest’argomento, e il mio prossimo post sarà incentrato comunque su una mia interpretazione di questo e altri concetti da mettere in pratica.
Il dilemma quindi è presto detto, come convive una dettagliata pianificazione  con lo spirito zen, o più in generale con l’essere nel momento?
Innanzitutto distinguerei due aspetti, ovvero due ambiti di indagine, l’ambito lavorativo, e l’ambito personale o delle mura domestiche.

Ritengo che in ambito lavorativo, un approccio gtd sia auspicabile senza grosse reticenze, una buona pianificazione infatti è alla base di ogni progetto ben riuscito, per questo possiamo organizzare il nostro lavoro a seconda delle esigenze, con la progettazione, oppure con dei semplici elenchi di 2Do, liste, o tasks da effettuare a scadenze prefissate (quanti di tempo) da aggiornare periodicamente (settimanalmente, giornalmente, etc).
Su questo c’è poco da obiettare, possiamo parlare per ora sul tipo di lavoro che uno si cerca o si trova, ma nella maggioranza dei casi, questo approccio offre i migliori risultati.

In ambito personale e domestico questo tipo di approccio deve essere valutato in modo molto critico, perchè le conseguenze di una sottovaluazione sono pesanti.
Mi spiego meglio, secondo me tutto dipende dal tipo di persona che sei, delle esigenze che hai, e dai singoli ambiti in cui vorresti misurare dei miglioramenti nella tua vita. Pianificare la tua giornata può essere molto utile ma anche particolarmente dannoso, devi essere estremamente sincero con te stesso, programmare soltanto il minimo necessario perchè altrimenti ecco che lo zen urta violentemente con forzare se stessi a depennare il prossimo elenco di cose da fare, senza contare l’effetto ‘depressivo’ conseguente al non essere riuscito a portare a termine quello che ci eravamo prefissati.
In parole povere, non posso alzarmi stamani e dire, oggi devo fare queste 20 cose, quando nei giorni precedenti ne abbiamo fatte 3 al massimo, non è così che si accede ad un cambiamento solido e duraturo, è soltanto la via per ricadere in vecchie abitudini deleteree e in pesanti malumori fatalisti.
Bisogna innanzitutto avere la capacità di accettare le cose come stanno, e di viversi ogni cosa che ci accade, di divertirsi a farlo, possiamo utilizzare questo tipo di pianificazione, solo se siamo capaci di accettare, che se una, due, o tutte di quelle cose che avevamo in mente e che avevamo progettato di fare, dovessero saltare, per una telefonata improvvisa, per un invito a cena, per un raffreddore o per una qualsiasi altra cosa, il nostro programma andrà rivisto, rimandato o cancellato senza grossi problemi o malumori. Che la nostra felicità non dipende da una lista e da portare a termine tutto ciò che abbiamo pianificato anche se tutta via questo ci darà soddisfazione e ulteriore motivazione.
Inoltre vivere il momento, essere dentro l’azione che stiamo facendo è compito nostro, questi concetti forniscono un metodo e non la voglia di fare, forniscono uno strumento e non la bacchetta magica, non sono né buoni né cattivi, sono utili finché li stimiamo tali, ne facciamo uso senza attaccamento al metodo. Insomma, alla fine ci deve pur essere un ‘prendila alla leggera’ altrimenti tutto questo metodo, tutta questa organizzazione finirà per incasinarti la vita!
Detto questo vorrei nei prossimi post parlarvi di un paio di idee che ho in proposito, cercando di buttar giù quello che fin’ora ho provato sulla mia pelle e che sta funzionando con me stesso, scremandolo da tutto quelli che considero ‘trucchi da quattro soldi’, investendo in quel che per me sta alla base dell’acquisizione di un metodo, di abitudini virtuose, alla base del benessere, di un cambiamento solido, positivo e duraturo.

Io, FrameMaker e la prima settimana di lavoro

November 6th, 2008

“Adobe® FrameMaker® 8 è uno strumento di publishing e authoring per gli esperti di comunicazioni tecniche. Include un ambiente di authoring basato su modelli di tipo WYSIWYG, consente di gestire contenuti strutturati in formato XML e SGML utilizzando la tecnologia DITA o DocBook, nonché varianti a un’unica sorgente dello stesso documento mediante output condizionale avanzato. Integra inoltre il nuovo supporto per Unicode, 3D e contenuti complessi per la creazione di documentazione multilingue accattivante.”

Sto imparando ad usare questo software confrontandomi con un manuale tecnico di un treno, in partcolare con un manuale di secondo di livello di un carrello, sto imparando a formattare ad hoc il materiale, a impostare i layout, e a capire soprattutto quel che si fa, e come. Il secondo passo sarà quello di sfruttare queste informazioni, per inziare a programmare via XML la versione strutturata di FrameMaker, in modo da velocizzare e ottimizzare il processo di authoring e pubblicazione. La prima settimana di lavoro è stata intensa e sta volgendo al termine, ho imparato un bel pacco di cose, che devo finire di assimilare, è stato stancante ma soddisfacente, anche se, a dire il vero, non vedo l’ora di iniziare sul serio con il mio lavoro, e mettere le mani sulla parte programmabile e cercare i modi per ottimizzare il lavoro. Intanto mi godo questo viaggio, questo graduale aumento di velocità e di ritmo tipico di ogni (o quasi) inizio.

question marks

November 2nd, 2008


Domani è il mio primo giorno del nuovo lavoro, confuso emozionato dubbioso interdetto entusiasta ceno e vado a letto presto..


Hair - the tribal love rock musical

October 31st, 2008

Stasera vado a vedere Hair al Teatro di Montecatini, lo spettacolo è recitato in italiano ma le canzoni sono fedelmente in lingua originale riadattata da Elisa alla direzione musicale. E’ un musical di cui so tutto ma che alla fine non ho mai visto, e sono proprio curioso di vedermelo e di gustarmelo!
Le altre date del tour le trovate sul sito ufficiale .

Da Wikipedia:

Hair racconta la storia di un gruppo politicamente attivo di “capelloni” (the tribe), “hippies dell’età dell’Aquario“, che combattono la coscrizione alla guerra del Vietnam e conducono insieme una vie de bohème a New York. La loro lotta ruota intorno al tentativo di creare un equilibrio tra l’armonia della vita comunitaria e i nuovi valori promossi dalla rivoluzione sessuale, da un lato, e la ribellione pacifica contro la guerra e i valori conservatori dei genitori e della società, dall’altro. Claude, uno dei leader della tribe, deve decidere se rigettare gli obblighi di leva, così come hanno fatto i suoi amici.

Hair è un musical rock scritto da James Rado e Gerome Ragni (testi) e Galt MacDermot (musica). Rappresenta il prodotto forse più importante della controcultura hippie degli anni sessanta: il suo imponente successo ha significato un autentico terremoto nella cultura sessuale statunitense e ha contribuito a diffondere l’opposizione pacifista alla guerra del Vietnam (numerose sue canzoni sono diventate autentici inni dell’opposizione all’interventismo statunitense). L’irriverenza nei confronti della bandiera statunitense, il modo in cui sono descritti l’uso illegale di droghe e la sessualità, le scene di nudo (accade che l’intero cast sia nudo in scena) hanno provocato numerosissime controversie. Hair ha contribuito alla ridefinizione del musical theatre, partorendo il genere del musical rock. Altre novità importanti furono l’utilizzo di un cast multietnico e l’invito rivolto al pubblico, nel finale, di partecipare in scena ad un be-in.

La saggezza del Tao

October 30th, 2008

W.Dyer - La Saggezza del Tao

Quando una mente occidentale aperta come quella di Wayne Dyer  incontra il taoismo quello che ne viene fuori è qualcosa che a noi, occidentali come lui, diventa più familiare e comprensibile. Penso sia un buon inizio per chi si volesse confrontare con questa affascinante filosofia cinese. Dyer commenta tutti gli ottantuno capitoli del Tao Te Ching, restituendoci l’antica saggezza di quei versi e cercando di renderli comprensibili sia alla nostra mente analitica sia al nostro io più profondo.

“Mezzo millennio prima di Cristo, una delle figure più grandi della filosofia cinese, Lao Tsu, dettò gli ottantuno versi del Tao Te Ching, base del taoismo. Quel testo rappresenta la Via o il Sentiero da seguire per condurre un’esistenza equilibrata, spirituale, morale e volta al bene. In questo libro Dyer ha scritto un breve saggio per ognuno degli ottantuno versi su come applicare questi messaggi di antica saggezza alla vita moderna di tutti i giorni. Un libro da leggere con calma, un capitolo al giorno, per farsi pervadere dai suoi insegnamenti. E alla fine trovarsi a vedere la propria vita e il mondo che ci circonda in modo diverso e sentire dentro di sé un senso di pace e di armonia con l’universo.”

Da Wikipedia:

 

Tao (道 letteralmente la Via o il Sentiero; traslitterazione pinyin: dào - in giapponese: ), spesso tradotto come Il Principio, è uno dei principali concetti della Filosofia cinese. È l’eterna, essenziale e fondamentale forza che scorre attraverso tutta la materia dell’Universo, vivente o meno. È solitamente associata al taoismo, ma anche il Confucianesimo fa riferimento ad essa. Per dirla in una parola, il Tao “è”.

Nella filosofia taoista tradizionale cinese, il Tao ha come funzione fondamentale quella di rappresentare l’universo. Quest’ultimo all’inizio del tempo era in un stato chiamato Wu Chi ( = assenza di differenziazioni/assenza di polarità). Ad un certo punto si formarono due polarità di segno diverso che rappresentano i principi fondamentali dell’universo:

  • Yang il principio positivo, maschile, rappresentato in bianco.
  • Yin il principio negativo, femminile, rappresentato in nero.

I due principi iniziarono subito ad interagire, dando origine alla suprema polarità o T’ai Chi. Il simbolo da tutti conosciuto come Tao è il più famoso di molti simboli che rappresentano questa suprema polarità e che sono chiamati T’ai Chi T’u. È importante evidenziare che nella filosofia Taoista Yin e Yang non hanno alcun significato morale, come buono o cattivo, e sono considerati elementi di differenziazione complementari.

Per descrivere il Tao, si può usare la seguente analogia: immagina una persona che cammina su una strada, portando sulle spalle un fusto di bambù. Alle due estremità del bambù, sono appesi due secchi. I due secchi rappresentano lo yin e lo yang. Il bambù rappresenta il Tai Chi, l’entità che separa lo yin dallo yang. La strada è il Tao.

 

E ancora su Lao Tzu, profeta fondatore del Taoismo e autore del Tao Te Ching

Laozi (老子, pinyin: Lǎozǐ; translitterato anche nelle forme Lao TzuLao TseLao TzeLao Tzi e altre) è una delle maggiori figure della filosofia cinese, la cui esistenza reale è ancora dibattuta. Attenendosi alla tradizione cinese, egli visse nel VI secolo a.C., anche se molti storici collocano la sua vita nel IV secolo a.C., il periodo delle Cento scuole di pensiero e degli Stati in guerra. È attribuita a Laozi la scrittura del Tao Te Ching, testo sacro taoista, ed egli stesso è considerato il fondatore del Taoismo. Anche il meno conosciuto Hua Hu Ching (una tradizione orale tramandata da generazioni di monaci taoisti) è spesso attribuito a Laozi.

E sul taoismo e sul 

 

Laozi affermava che la violenza deve essere rigettata quanto più possibile, e che la guerra, anche se vinta è sempre portatrice di morte piuttosto che di feste e trionfi.

« Muori senza morire e vivrai per sempre »
 
(Lao Tze)

Il Tao Te Ching (o Dao De Jing), è considerata un’opera di immenso valore culturale. Copre campi che vanno dalla filosofia, alla spiritualità individuale, alle dinamiche dei rapporti interpersonali. Il libro contiene istruzioni nascoste, ovvero sotto forma di aforismi e metafore, sulla visione spirituale del mondo, la meditazione e la respirazione.

Laozi sviluppò il concetto di Tao, solitamente tradotto come la Via, un concetto il cui significato è strettamente collegato all’ordine cosmico dell’universo: La Via è la Natura. Laozi sviluppò anche il concetto di Wei Wuwei (o Wei-wu-wei, o semplicemente Wu Wei), l’azione senza azione. Questo non significa affatto che non bisogna fare nulla, ma che bisogna astenersi dall’avere obiettivi irraggiungibili, megalomani e fortemente prefissati.

I’m late

October 29th, 2008


Sono davvero troppo in ritardo nella lettura dei blog, ma come fate voi? Io proprio non ci riesco a stare al passo, faccio quello che posso, mi arrangio con i feeds ma c’è sempre qualcosa che mi perdo…

Ron Howard for Obama

October 29th, 2008

See more Ron Howard videos at Funny or Die

Cambio lavoro

October 29th, 2008

Dopo giorni di pensieri, ho avuto un’offerta e ho deciso di cambiare lavoro, pensieri del tipo, part-time o full-time? Lasciarmi più tempo per lo studio o cercare di farcela comunque?  E’ un’occasione o è tutto sbagliato? Dovrei lasciare perdere? E tutto questo rallenterà i miei progetti di vita o mi darà nuova linfa e un rinnovato entusiasmo?
Mi sono convinto di quest’ultimo fattore, e dell’opportunità di poter studiare cose nuove e poterle applicare ogni giorno, ed accrescere di conseguenza le mie conoscenze, per il presente e per il futuro.
Ed eccomi qui, a fare questo salto nel vuoto, lunedì iniziero’ il nuovo lavoro, in prospettiva dovrei fare il programmatore/implementatore e l’amministratore di rete, ma non ho la più pallida idea di cosa succederà da lunedi’. Domani vado a firmare il contratto e intanto mi godo questa settimana di festa, già, perchè una volta presa la decisione mi era insopportabile rimanere a lavoro. Mi sto sistemando e programmando il lavoro per l’università, il tempo per lo studio e sto scandagliando le possibilità. Nonostante tutto non è stato semplice venire via, soprattutto per le persone che ho conosciuto, con cui ho stretto amicizie più o meno solide, e le altre con cui avevo instaurato dei buoni rapporti. Ora pero’, non voglio più sentire parlare di call center, di cuffie o altro. Prima o poi scriverò qualche riflessione sul lavoro in un call center, anche se mi ritengo fortunato perchè ho lavorato in un posto che fortunatamente ha poco a che fare con quello che si sente in giro, si vede nei film o si leggono sui giornali.

Ecco che cosa succede..

October 27th, 2008

..a voler aggiornare wordpress con una mano al telefono e l’altra ad una tazza di the
Morale, ho incasinato i temi di wordpress dapprima cancellandoli, e dopo sovrascrivendo quelli sbagliati. E si che dopo tanto stasera mi ero messo con la buona volontà di riniziare a scrivere sul blog…

Ida y vuelta

October 4th, 2008

Di ritorno dal viaggio in Andalucia, semplicemente incantevole, meraviglioso. Fino a due giorni fa ero ancora perso in una terra di sole, con trenta gradi e cielo limpido, e adesso mi ritrovo con tredici gradi e cielo nuvoloso..
Paesaggi bellissimi, città ancora di più, bellissima Siviglia con il suo Alcazar, l’immensa Cattedrale, la grandissima Plaza de Espana, con gli spazi progettati tuttavia a misura d’uomo, dove ti senti sempre al centro della scena. Mi è piaciuta tanto anche Cadice, anche se faceva caldissimo la sua cattedrale ha un fascino unico, e poi Gibilterra, dove fa un certo effetto pensare di trovarsi al punto più a sud d’europa (ufficialmente, perchè per la verità tale punto è Tarifa, qualche chilometro prima) e vedere al di là le coste africane. La bellissima e suggestiva Ronda, come sospesa sull’olimpo, e i paesini in calce bianca, persi nei parchi naturali. Jerez de la Frontera, Arcos de la Frontera (si spesso sono alla Frontera che volete farci..).
Malaga è ugualmente bella e dal castello in cima alla collina si riesce a vederla in tutto il suo splendore con i suoi giardini tropicali, i viali, e il mare che vi si stende ai piedi. L’incantevole Alhambra di Granada, dove siamo stati più di 9 ore dentro a girarla e rigirarla senza mai stancarci, e il quartiere dell’Albaicyn, con le sue viuzze strette, da dove si gode un incredibile vista dell’Alhambra e della città. E poi il ponte romano di Cordoba, la moschea-cattedrale che ti lascia sorpreso minuto dopo minuto, ti sembra di essere in un’oasi di palme nel deserto, una serenità rara ti pervade. E il quartiere ebraico della Juderia, e ad ogni angolo patio fioriti si affacciano a indicarti il cammino.
Non so davvero dire che cosa più mi è piaciuto, tutto è stato perfertto e incantevole, spero di poter raccontare e scrivere un pò di più di questo bel viaggio da turista per caso!

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